Intervista di Andrea Colombo
E' tornato a dirigere “Il Giornale” da poche settimane e già Vittorio Feltri lo ha riportato al centro dello scontro mediatico e politico. Le rivelazioni sulla condanna a carico del direttore di “Avvenire”, Dino Boffo, hanno fatto impennare le vendite, ma hanno anche messo il neodirettore al centro del mirino, accusato di aver pubblicato una “bufala”.
SANSONETTI/Il 19 in piazza contro il triopolio: Berlusconi-Rcs-De Benedetti
Feltri, la notizia della condanna di Boffo è vera, l'informativa invece no. O almeno non si tratta di un atto gudiziario. Come se lo spiega?
Ovviamente io non ho alcuna voglia di svelare le mie fonti, ma direi che probabilmente quell'informativa viene dalla gendarmeria del Vaticano: vicende di questo tipo vengono trattate a certi livelli. Ora è chiaro che si cerca di minimizzare e di disquisire sul tipo di documento, ma la verità è che il gip non ha ritenuto opportuno consegnare i documenti all'interno del fascicolo giudiziario. Dunque quei documenti sono a disposizione solo delle parti in causa, tra cui Boffo. Che però si guarda bene dal tirarli fuori. Invece dovrebbe farlo, per chiudere una vicenda che sta diventando penosa. Non è con gli insulti che si chiariscono le cose.
Per insulti immagino che intenda l'accusa, mossa da più parti, di”squadrismo mediatico”, di usare gli articoli come olio di ricino...
Da che pulpito viene la predica! Il “Riformista”, pochi mesi fa, ha pubblicato un capitolo del libro, scritto da una ragazza, nel quale si descrivono le prodezze sessuali di un ministro ben identificabile. Con particolari che francamente non si capisce quale rilevanza politica o penale potessero avere. Era semplicemente una descrizione in chiave romanzesca, utilizzata dal “Riformista” per sputtanare un ministro. Ora, che sia proprio questo giornale ad accusare me di usare gli articoli come olio di ricino fa ridere. Come fa ridere il fatto che molti di questi appunti provengano da chi per mesi ha fatto del pettegolezzo e del gossip pruriginoso uno stile nuovo per muovere critiche di tipo politico. Capisco che, in mancanza di argomenti politici, si vada sul personale. Ma perché “Repubblica” può farlo e “Il Giornale” no?
Forse perché “Repubblica” prende di mira il presidente del consiglio e “Il Giornale” un semplice giornalista...
Certo, questo è un elemento sul quale si può discutere. Però farei sommessamente notare che Boffo non è un cronista di nera di un giornale di provincia. E' il direttore del giornale della Cei. E' stato portavoce dei vescovi. Stiamo parlando di un personaggio pubblico, il cui ruolo va aldilà di quello di giornalista. Dunque, se mi dite che i vescovi sono irrilevanti dal punto di vista politico, allora avete ragione. In caso contrario no. La Cei ha un potere incredibile, inclusa la possibilità di spostare il voto. Del resto, l'accusa che la sinistra ha sempre rivolto alla chiesa non è proprio quella di ingerenza? All'improvviso, leggendo giornali come “Repubblica” o come le testate vicine al Pd, scopro che l'ingerenza non c'è più, che Boffo è un giornalista qualsiasi e che io ho indagato nel suo privato. Cosa che tra l'altro proprio non ho fatto. Non ho affatto indagato sul suo privato. Ho pubblicato una velina della gendarmeria del Vaticano, perché il Vaticano non è mica la Libia o un altro paese simile: direi che è sempre stato ascoltato con un certo interesse. E da quell'informativa ho solo prelevato, dopo le opportune verifiche,un paio di frasette...
Però, se lei scrive “a brigante, brigante e mezzo” e replica agli attacchi a base di gossip con una mazzata del genere, non rischia di portare la situazione a un livello di incarognimento irreversibile?
Capisco l'obiezione e non posso non darle ragione. Però, quando vieni travolto da accuse e insulti su tutte le reti tv e su tutti i giornali, è fatale che l'umore un po' si scaldi. Quella frase la ho usata per segnalare che non rispondevo a gentiluomini abituati a scrivere in punta di penna. Poi guardi che questa faccenda è capitata senza nessuna programmazione. Mi è capitata sotto mano questa notizia, e io sono stato ben contento di pubblicarla, ma perché pensavo che facesse bene al giornale e alle sue vendite, non perché pensavo facesse bene al premier. Certo, non sono mica nato ieri: sapevo che male non gli faceva. Però pensavo molto più al giornale.
A proposito, ci sono state proteste o inviti a moderare la linea editoriale da parte dell'editore, Paolo Berlusconi o del premier stesso?
C'è stata un po' di preoccupazione nell'editore, ma molto contenuta. Paolo Berlusconi e l'amministratore delegato mi hanno chiesto “Cosa succede? Siamo attrezzati con la documentazione?”. Ma non ho percepito alterazioni d'umore, anche perché l'editore mi conosce, “Il Giornale” lo ho già diretto. Se volevano un chierichetto andavano da a cercarlo da un'altra pare. Ce ne sono tanti...
”Il Giornale” non se l'è presa solo con Boffo. Avete accusato il direttore di “Repubblica” di evasione fiscale, e lo stesso Berlusconi ha rilanciato fragorosamente quell'accusa. Non ci sarebbero stati gli estremi per una querela da parte di Ezio Mauro?
In effetti anche io penso che avrebbe dovuto querelare. Se non lo ha fatto è perché teme che non sia facile dimostrare che non è vero. Del resto noi quella notizia la abbiamo presa dal sito di Franco Bechis, che si è pure parecchio seccato, e Bechis è notoriamente un tipo che le notizie le sa raccogliere.
D.Come sa, si svolgerà presto una manifestazione per la libertà di stampa, individuando ingiustamente solo in Berlusconi una minaccia per la medesima. Lei avverte limiti reali a questa fondamentale libertà in Italia?
In Italia, purtroppo, non ci sono editori puri. Non ci sono personaggi che abbiano scelto come ramo imprenditoriale l'editoria. I proprietari dei media sono tutti industriali, finanzieri, sono le banche e le curie, insomma tutti personaggi che fanno un altro mestiere. E' fatale che in un panorama di questo tipo prevalga la tendenza a tutelare interessi che non sono quelli dei lettori. Io ho tentato di fare un giornale per conto mio, “Libero”, e non ci sono riuscito, in parte anche perché, proprio mentre stavamo partendo, è morto il mio partner. Ho rischiato di chiudere. Poi sono entrati gli Angelucci e mi hanno dato la tranquillità anche psicologica necessaria. Ma alla fine il giornale era loro. Sia chiaro, io ho fatto sempre quello che ho voluto. Però il retropensiero ce l'hai sempre. Ti autocondizioni. Alla fine sono tornato al “Giornale” perché lo strumento “Libero” non era più in grado di soddisfare il mio desiderio di parlare a un pubblico più vasto.
Quando è iniziata la campagna sulla vita privata di Berlusconi, Giuliano Ferrara si è detto molto preoccupato per il rischio di un “24 luglio” permanente. Cioè di un sostanziale vuoto di potere. Vede anche lei questo rischio?
No, io credo che le cose non stiano così. Questa non è prima volta che Berlusconi si trova al centro di tensioni che sembrano esiziali per la sua permanenza a palazzo Chigi o addirittura in politica. Ma puntualmente, quando all'indomani vado a verificare, vedo che la sua posizione si è invece rafforzata. Al posto della sinistra, dopo quindici anni di campagne inutili centrate sul conflitto di interessi o sulle escort, studierei qualcos'altro. La politica è anche saper interpretare un paese. Dopo le elezioni, visto lo spostamento a destra, tutti hanno iniziato a dire che il paese è di merda. Sarà pure di merda, però il paese è questo. Quando parecchi anni fa il Psi, di cui facevo parte, scese al 9% si aprì un grande e intenso dibattito. Qualcuno, e io tra quelli, suggeriva di abbandonare la collaborazione con la Dc, l'abbraccio mortale che stava soffocando il Psi. Qualcuno uscì dal partito, e mi pare che tra questi ci fosse anche Bertinotti. Era un dibattito vero. Invece ora, a sinistra, si insiste solo con polemiche come quella sulle escort, che non possono sostituire una politica propositiva, anche molto polemica con quella del governo, però concretamente alternativa.
A. C.
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Nuove ondate di clericalismo
Anch'io mi aspetto che SBirulino si rimetta bene in piedi, petto in fuori, pancia in dentro, abbronzatura che comunica un'idea di perfetta salute, sorriso a circa trentotto denti, una mano di non so che manteca marroncina sulla pelata...e mi aspetto che sul Paese si riversino nuove ondate di clericalismo, come scrive P.Ancona.
Tanto per non soffrire troppo mi balocco con la fantasia, perché, come dicono in Sicilia, la pezzenteria vuole lo sfogo! e la fantasia me ne offre l'unico possibile: vedo la scena di Lui che va a baciare l'anello di S.S. (= Sua Santità, che avete pensato?) e che ci rimane secco con un bel colpo della strega; vedo quattro o cinque corvacci pretacci che Lo portano via, piegato ad angolo retto(finalmente un po' di rettitudine!)e Lo chiudono in uno stanzino della sacrestia, dove dovrebbe restare fino al giorno del giudizio, quando verrà Cristo a giudicare i vivi e i morti.
Ma bando alle fantasie! Da quando è iniziata la campagna sulle prodezze del consumatore finale, Ferrara ha cominciato a paventare un “24 luglio” permanente: vuoto di potere, senso di insicurezza, aspettativa di impercorribili o comunque non persuasive soluzioni sempre all'interno del pollaio, pollastri di allevamento che si illudono di impersonare il ruolo del gallo principale ....In assensa, ovviamente, di una forza politica alternativa.
Di fatto, come ben ricorda Feltri, questa non è prima volta che il grande SBirulino semprinpiedi si trova sbilanciato, in situazioni che sembrano esiziali per la sua permanenza a palazzo Chigi o addirittura in politica. Ma puntualmente, ogni volta, la sua posizione si è invece rafforzata. Si permette pertanto Feltri, penso sulla base di una sua non fantasiosa previsione sulle conclusioni della presente guerra per bande, di suggerire a quella che lui, bontà sua, chiama "la sinistra", di "studiare qualcos'altro", dopo quindici anni di campagne inutili centrate sul conflitto di interessi o sulle escort. La politica, Feltri docet, è anche saper interpretare il paese, che "sarà pure di merda, però ... è questo". Dopo che ha parlato cotanto maestro, cosa si può dire? Possiamo solo riflettere. Riflettere sul vuoto che c'è a sinistra, sulla necessità che anche nel piccolo e nel poco, con i limiti di quel che oggettivamente e soggettivamente siamo, la sinistra ci decidiamo a rifondarla. Gran parte di quello che accade, e che accadrà, dipende dalla presenza dei grandi poteri che di fatto dominano il nostro Paese utilizzando le marionette di turno, sempre con la prospettiva di un "usa e getta", ma sempre col rischio che la marionetta si animi e viva di vita propria e sappia, a sua volta, esercitare taglienti ricatti e mettere nell'angolino, magari solo per cinque minuti, il potere forte che l'ha assemblata e messa in azione. La vecchia storia dell'apprendista stregone che non riusciva a rimandare agli inferi il demone imprudentemente evocato. Ma qualcosa dipende anche dall'esistenza o meno della "sinistra". Al momento credo che ritroveranno un accordo, come prevede Ancona, e lo ritroveranno sulla nostra pelle. Ma intanto partecipiamo alla manifestazione del 19 settembre, San Gennaro, giorno di miracoli. Gridiamo con tutta la voce che abbiamo. "Se ne deve andare". Chissà che San Gennaro non ci faccia la grazia.
la testa di boffo a berlusconi
LA TESTA DI BOFFO A BERLUSCONI
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Dopo aver ricevuto la solidarietà della Cei e financo quella del Papa, il direttore dell'Avvenire è stato indotto alle dimissioni. Esce di scena lasciando una lettera piena di amarezza per la violenza che è stata esercitata su di lui e la sua famiglia. Nello stesso giorno in cui matura questa drammatica decisione che non sarà respinta, il Cardinale Bagnasco incontra il capo della Lega Bossi ed il Ministro Calderoli e discutono per almeno un'ora si dice di emigrazione ma sicuramente di diritti civili che la Chiesa non gradisce a cominciare dal testamento biologico e di tutto il contenzioso aperto su vari fronte tra laici e clericali. Il recupero di buoni rapporti tra governo e chiesa sarà pagato in sostanziale perdita di laicità a favore di nuove ondate di clericalizzazione della legislazione e della società civile.
La testa di Boffo è stata consegnata. La Chiesa non aveva alcuna convenienza a difenderlo ad oltranza dal momento che è diventato un impedimento, una zeppa, nei ben oliati rapporti tra la destra italiana ed il Vaticano. Difendere Boffo significa tenere aperto il fronte di guerra non solo
con Feltri ma con lo stesso Berlusconi che certamente non ha gradito di non essere stato ricevuto per la perdonanza e di essere criticato da molti ambienti cattolici (ma mai dall'Osservatore Romano, organo della Chiesa globale che si è vantato di non avere mai riprovato i festini di villa certosa). Se mai c'è stata una corrente dentro le gerarchie favorevole alla difesa ad oltranza di Boffo questa è stata sconfitta dalla realpolitick e dal calcolo di alto opportunismo sugli interessi generali e permanenti della Chiesa in Italia che non possono perdere o incrinare una sponda servizievole ed adesiva al massimo come il Partito ed il Governo di Berlusconi. Il Governo si accinge a licenziare quarantamila insegnanti ma tra questi nessuno dei venticinquemila insegnanti di religione scelti dalle Curie Vescovili e pagati dallo Stato. Il Tar del Lazio sentenzia sulla illegittimità del credito all'insegnante di religione ed il Ministro Gelmini violando la legge accondiscende alle pretese della Chiesa e concede l'ingiusto che la magistratura amministrativa aveva negato.L'Aifa ammette l'uso della pillola RU 484 con limitazioni che, dopo le proteste di Greccia, Sacconi si affretta ad appesantire per negare in via burocratica quanto deve ammettere in linea di diritto.Il Parlamento dovrà presto esitare la legge sul testamento biologico e questa sarà quella che vorrà il Vaticano "mai più un caso englaro" cioè il divieto assoluto
al morituro di tutelare la propria dignità. Di quelli che una volta si chiamavano PACS non se ne parla più e sempre più forte è la pressione su medici e farmacisti per rendere più difficile la possibilità di abortire e di accedere a farmaci malvisti dalla Chiesa. A questo bisogna aggiungere gli enormi interessi economici per diversi miliardi di euro che la Chiesa ricava dall'Italia a cominciare dalla esenzione dell'Ici fino al calcolo truffaldino e telescopico dell'otto per mille che estende alla intera massa dei contribuenti la percentuale di quanti dichiarano la loro preferenza.
Inoltre ha giocato anche l'imbarazzo della Chiesa per la denunziata omosessualità del Direttore dell'Avvenire. Fino a quando la cosa non era conclamata e risaputa come è stato dopo l'attacco di Feltri tutti sapevano e tutti facevano finta di niente. La Chiesa è ancora omofoba anche se mostra qualche apertura. Il catechismo è chiaro: 2357 "Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, 238 la Tradizione ha sempre dichiarato che « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ». 239 Sono contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati." 2358 Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. 2359 Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. "
Insomma, si può essere omosessuali ma si deve essere casti. Rispetto, compassione, delicatezza ma non debbono esprimere la loro natura. Specialmente se sono sposati ed hanno figli.
La Chiesa di Papa Ratzinger con la sua ossessione di lotta al relativismo è in sintonia con la destra italiana così come a livello internazionale pur comiziando contro la guerra ritiene giusta la presenta dell'Occidente in Afghanistan ed in Irak. Il Cardinale primate dell'Honduras non sostiene forse i golpisti quando ingiunge al Presidente deposto di non tornare alla sua patria?
Aspettiamoci quindi nelle prossime settimane un pieno recupero di Berlusconi con la Chiesa. Non escludiamo financo che possa essere ricevuto presto magari dopo il varo di alcune significative quanto oscurantiste leggi gradite oltretevere.
pietroancona@tin.it
Lettera aperta a Vittorio Feltri, direttore del Giornale
Lettera aperta a Vittorio Feltri, direttore del Giornale
http://zamparini.wordpress.com/2009/08/29/lettera-aperta-a-vittorio-felt...