C'è vincitore, e si chiama Silvio Berlusconi. Ha incassato quasi 11 milioni di voti e vanta qualcosa in più del 35% dei consensi. Surclassa i diretti avversari, quelli del Pd, di un paio di milioni di voti e di quasi 10 punti percentuali (35,3 contro il 26,1%). C'è uno sconfitto, e si chiama sempre Silvio Berlusconi. In un anno ha perso quasi 3 milioni di voti, che non sono caramelle.
Sperava, e ci sperava assai, di superare la soglia, simbolicamente preziosa, del 40%,e invece resta lì, bloccato a quel 35% che in queste ore deve sembrargli ben striminzito. Era certo, certissimo, di sconfiggere il sortilegio che condanna i partiti di governo, in Italia, all'emorragia di voti nelle elezioni intermedie, e non ha neppure sfiorato il traguardo, e paga anzi alla malìa il consueto obolo, sia pur percentualmente contenuto, grazie alla diserzione di massa dalle urne, nei limiti di un 2,1%.
Infine, last but not least, aveva carezzato il miraggio di liberarsi dall'incubo del Carroccio. Il partito che lo ha disarcionato nel '94, condannato alla sconfitta nel '96 e poi rimesso due volte sul trono, nel 2001 e nel 2008, ma facendosi pagare a prezzo esoso, chiedendo, e ottenendo, una sorta di golden share che lo rende il vero regista della destra della destra italiana. Sembrava l'occasione perfetta per sbarazzarsi della pesante ipoteca e prendere in mano, di fatto oltre che di nome, il timone del regno. E invece niente. Peggio che andar di notte. La Lega si attesta al 10,2% e si conferma indispensabile. Il suo capo, Umberto Bossi, può persino permettersi toni rassicuranti, «Coraggio, Silvio, vedrai che non cambia niente». Peccato che il cruccio del sovrano sia precisamente, questo: sapere che non cambierà proprio niente, e cioè che a dettar legge, nei momenti cruciali, resteranno i nordici.
Anche se poi, a guardare le cifre invece che le percentuali, non è che l'Umbertone abbia gonfiato poi di molto i suoi forzieri elettorali. Dai 3.024.522 voti a 3.126.915. Poco più di 120mila voti, un'inezia. Sufficiente però per dimostrare che la truppa leghista, a differenza di quella umorale e volatile del Pdl, è una falange capace di reggere alle sirene astensioniste e vanificare così i sogni bonapartisti del gran capo.
C'è uno sconfitto, ma nonostante abbia preso una sberla che lèvati, poco ci manca che i suoi leader striscino ginocchioni a Lourdes in lacrime di gioia per la grazia ricevuta. Il Pd ha perso oltre 5 milioni 600mila voti. In percentuale, l'effetto è se possibile anche più catastrofico, dal 33,2 al 26,1%. Sette punti percentuali, roba che persino nei tempi paludati della prima repubblica avrebbe provocato, terremoti politici,crisi isteriche di massa, cambio della guardia al vertice. Un'apocalisse che non cambierebbe di molto neppure contando i 743.273 voti raccolti dai radicali e che, comunque, se la Rosa si fosse alleata con il Pd di Rutelli e della Binetti sarebbero stati sensibilmente di meno.
Il Pd, invece, è contentone. In fondo poteva andare peggio (e in effetti, si sa, al peggio non c'è mai fine). In fondo la sinistra moderata va male in tutta Europa, che è come dire mal comune mezzo gaudio: ma non è che la saggezza popolare in politica aiuti molto. In fondo Silvio non ha sfondato come sperava, e vorrà dire che si resterà all'opposizione di una maggioranza appena un po' meno maggioritaria. Cameriere, champagne. Il segretario Dario Franceschini, uno spericolato, si è spinto fino a sostenere, soddisfatto, che il suo partito ha raggiunto gli obiettivi che si prefiggeva. Alla lettera. E il peggio è che nessuno, tra i suoi, ha reagito invocando la camicia di forza o il processo per intelligenza col nemico.
A conti fatti, il dato più inquietante della tornata elettorale è proprio questo. L'assenza, per ora, di qualsiasi sintomo di vita intelligente sul pianeta piddino. La percezione, un po' agghiacciante, che i fallimentari satrapi di quel partito sconfitto, e demolito, s'illudano ancora di potersi cavare fuori dal mare di guai in cui stanno annegando con qualche trucchetto, di quelli in cui era maestro Walter Veltroni. Per Berlusconi è una notizia d'oro. Per l'Italia di sinistra un po' meno.
C'è infine un vincitore vero, e potevano senza sforzo essere due. Antonio di Pietro ha vinto sul serio. Ha raddoppiato la sua percentuale, dal 4,4 all'8%. E nel suo caso, a differenza che in quello leghista, l'impennata corrisponde a un cospicuo aumento di voti reali: erano 1.593675 poco più di un anno fa, sono ora 2.452.569. E' un successo anche in termini politici. Tonino il giustizialista, Tonino il nemico della commissione d'inchiesta su Genova, Tonino che «ormai non ha più senso palare di destra e sinistra» e che contro il capitalismo non ha proprio niente, purché non sia ladrone, ha fatto il pieno di consensi a sinistra. Ha giocato la carta dell'antiberlusconismo strillato forte per razziare i voti di chi, non molto tempo fa, credeva che un altro mondo fosse possibile e ce l'ha fatta. Con lui, d'ora in poi, la sinistra tutta dovrà fare, piaccia o non piaccia, i conti.
Il vincitore mancato è la sinistra. Non radicale, antagonista, d'alternativa e sotto con la fantasia. La sinistra e basta. Affossata nell'aprile 2008 avrebbe potuto e dovuto risorgere nel giugno 2009. Prese allora il 3,1% dei voti, una miseria. Stavolta il listone comunista è al 3,4%, Sinistra e Libertà al 3,1. Più del doppio. Contava un anno fa circa un milione 125mila voti. Ne ha ora quasi un milione in più. E invece niente. Una vittoria che sarebbe andata molto oltre il semplice ingresso nel parlamento europeo e avrebbe inserito a pieno titolo l'Italia nel trend europeo che vede ovunque un'affermazione netta della sinistra non moderata è stata vanificata dalla scelta suicida e soprattutto stupida di non dar vita a un unico cartello comune. E' stato uno scoglio. Lo sarà ancora. Superarlo in qualche modo, dando vita a una sinistra plurale ma con gli occhi rivolti al presente e non al passato, è l'obbligo di chiunque faccia politica a sinistra di qui alle prossime elezioni politiche.
Anzi, è uno degli obblighi. Ce n'è un secondo, altrettanto e forse più importante. Le forze democratiche, di sinistra, centriste e cattoliche, vanno oltre il 50% dei voti. Rappresentano la metà più uno del paese e avrebbero tutte le carte in regola per sconfiggere la destra di Berlusconi e Bossi. Se appena lo volessero. Se appena prendessero sul serio gli allarmi democratici che loro stessi urlano ogni giorno, invece di considerarli solo materiale di propaganda, buono solo per raggranellare qualche voto e magari mettersi a cantar vittoria dopo aver perso quasi 6 milioni di consensi.
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chi ha vinto? Non noi!
Diciamo la Verità, almeno per una volta, vi prego!
Se non vi foste incancreniti a guardare i Vostri piccoli feudi di sinistra adesso qualcuno avrebbe avuto qulche seggio e potreste "almeno controllare e riferirci": ma no, ovviamente questo ragionamento era troppo disinteressato!
Penso a tutti quegli ex parlamentari di Sinistra che prendono lo stipendio e probabilmente prenderanno la pensione dopo ildisastro del Governo Prodi e penso: sono loro che hanno vinto e sono io che ho perso, sono io lo stronzo!
Lo dico, come sfogo, ma anche perchè spero che leggendomi, qualcuno capisca cosa vuole un povero elettore: serietà, coerenza, chiarezza. Tutte doti che la Sinistra ha perso.
E stiamo ancora a racontare che il PDL è in difficoltà... noi lo siamo!
viene il peggio
Mentre stiamo discutendo su chi ha vinto, chi a perso, chi non si è alleato, cho ce lìha più grosso..... gli stronzi del parlamento si preparano a votare il ddl sulle intercettazioni, hannovotato contro l'annullamento del lodo alfano, brunetta dice che la crisi ha fatto bene ai pensionati ed ai lavoratori( sono meno poveri ), insomma, ce lo stanno mettendo nel culo senza che noi ce ne preoccupiamo. Adesso si pensa ai ballottaggi, quindi alle alleanze con udc ( che insieme ai radicali si sono astenuti sulla abrogazione della legge alfano ). Disposti a tutto pur di non perdere una provincia o un comune. Qui a milano mi vogliono far credere che penati sia diverso da podestà, quando giorni fà il pdessino ha commentato alla sparata del berlusca: milano come una città africana
"non ha tutti i torti" sperando di accattivarsi le simpatie dei leghisti o di qualche pirla indeciso nel voto. Tra un po' saremo tutti a favore delle centrali nucleari ed a lasciar fuori la turchia dall'europa se no perdiamo i pochi seggi che ci sono rimasti. VERGOGNA