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Roma. Popolo rom schedato, sgomberato, senza pace

Gli zingari me li sono sentiti accanto tanti anni fa, senza che loro nemmeno se ne accorgessero. Tanti anni fa quando ero un giovane fotografo. Avevo un modo particolare di vedere, lavoravo per i giornali della sinistra più estrema ed ero sempre discriminato, differenziato.

I fotografi si volevano tutti bene allora, in quegli anni in cui sembrava che tutto cambiasse. I più autorevoli di loro chiedevano conto alle autorità del trattamento particolare che riservavano al loro giovane collega. Prefetti e questori si rifacevano a disposizioni e decreti che sembrava non finissero mai. Ma un giorno finirono.
Rimaneva solo una vecchia circolare emanata più di un secolo prima. La fotografia era stata inventata da poco e già i fotografi erano un problema. Pare che riempissero le più belle piazze romane, intralciassero il traffico, si immischiassero nelle vicende della città. E non si era fatto in tempo ad emanare delle leggi che li tenessero a bada.
Si risolse il problema con la circolare che diceva che ai fotografi dovevano essere applicate le stesse leggi che controllavano guitti, saltimbanchi, mimi, cantastorie, vagabondi e zingari. Quell’antica circolare fu rispolverata per il giovane fotografo.
I miei autorevoli e più anziani colleghi si dichiararono costernati. A me la circolare tanto assurda non sembrava. Nel mio lavoro quei ruoli avevo fatto in tempo a coprirli tutti. Non capivo solo cosa c’entrassero gli zingari.
Passarono una decina di anni. Al nord il movimento operaio subì una sconfitta epocale. Pochi giorni dopo un terremoto fece crollare il sud che conoscevo e amavo. I miei giornali finirono. Il mio mondo finì, ero distrutto e solo.
Fu allora che incontrai gli zingari. Mi offrirono la loro amicizia e le loro immagini. Sono particolari le immagini degli zingari. Sono senza tempo. Sembra di averle viste, di averle cercate da sempre.
Si mettono insieme per comunicare gioia, per danzare, per fare festa e le linee dei loro corpi, delle loro vesti, gli angoli delle loro membra, la luce dei loro occhi, le espressioni dei volti formano immagini che emanano quella gioia, trasmettono quella gioia.
Si cercano per aiutarsi a sopportare un dolore tremendo, un lutto senza pace e formano immagini che di per sé cercano, chiamano partecipazione.
Le fotografie non fanno altro che tentare di fissare, tentare di perpetuare quelle immagini. Come gli zingari, rendono la vita visibile, un teatro di tutti aperto a tutti. La vecchia circolare ha ragione.

Tano D’Amico
 

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lettera a Napolitano ed al Direttore di questo giornale

Caro Direttore,

spero che il suo giornale non si presterà alla discriminazione ignominiosa verso tutte le vittime non ebree di Hitler in occasione del Giorno della Memoria. Spero che non ne farete uno spot proIsraele e contro i palestinesi chiusi come polli in una stia nella striscia di gaza-.
Cordiali saluti.
Pietro Ancona

lettera inviata al Presidente della Repubblica per il giorno della memoria

Illustre Presidente spero che nel giorno della Memoria si vorrà ricordare
accanto agli ebrei i rom i sint i carabinieri i soldati internati i
testimoni di geova gli omosessuali e quanti furono sterminati da Hitler
per la loro etnia o per le loro... idee... Spero che non si ripetano le
ingiustificate omissioni degli anni scorsi
Pietro Ancona

http://sucardrom.blogspot.com/2009/01/dopo-il-giorno-della-memoria.html

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