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GAY VAI ALL'INFERNO

di Angela Azzaro

L'articolo 3 della Costituzione è quello che sancisce l'uguaglianza tra tutti i cittadini. Ma in questo Paese ci sono persone che sono più uguali delle altre: sono gli eterosessuali che godono di molti più diritti di gay, lesbiche e trans. La legge contro l'omofobia, voluta da Paola Concia del Pd, cercava di colmare questo divario tra persone eterosessuali e omosessuali, aggiungendo l'aggravante per i reati di omofobia. Ma per quegli scherzi del destino che spesso assumono un aspetto grottesco, la proposta di legge è stata bocciata perché anticostituzionale.

La pregiudiziale presentata dall'Udc - e votata da gran parte del Pdl e dalla solita Binetti del Pd - fa riferimento infatti all'articolo 3. In nome dell'uguaglianza formale si è affermata una discriminazione sostanziale, perché affossando la legge Concia si è di fatto detto sì all'omofobia, cioè all'intolleranza e alla violenza nei confronti di persone che oggi rischiano la vita solo perché amano una persona del loro stesso sesso o perché vivono liberamente la loro identità di genere. Nonostante l'impegno della ministra Carfagna, il Pdl ha dato man forte all'Udc, mentre il Pd aveva già deciso di mandare la legge al macero votando nel pomeriggio contro il ritorno del testo in commissione.

Oggi al di là della delusione e della constatazione che in Italia la Dc, clericale e piegata al voler del Vaticano non è mai morta, resta la più amara delle valutazioni: la sinistra parlamentare ha lasciato sola Paola Concia. Non ci hanno mai veramente creduto.

Eppure Concia è andata avanti, non si è arresa, ha cercato in tutti i modi di arrivare a un risultato che sarebbe stato storico se si fosse riusciti a far approvare il testo da lei prodotto. Concia ha cercato mediazioni fuori e dentro il suo partito. Non è stato facile, ma lei è andata avanti. Fino a ieri. Fino a quel maledetto voto. Quando il suo Pd le ha teso un tranello. Non solo non l'ha aiutata, ma le ha fatto lo sgambetto nel momento più delicato. Non si spiega altrimenti la decisione di votare contro il ritorno in commissione che avrebbe permesso di costruire una mediazione con il Pdl e di portare a casa una maggioranza di sì per la legge. Oggi Carfagna ha gioco facile nel prendersela con il Pd e nel promettere che riproporrà la legge in sede di Consiglio dei ministri. Certo, il Pdl poteva agire diversamente. Lo hanno fatto il gruppo dei parlamentari legati a Fini, l'unica vera spalla di Concia. Italo Bocchino, Carmelo Briguglio, Adolfo Urso, Flavia Perina e Benedetto Della Vedova hanno votato con lei per far tornare il testo in commissione, hanno votato no alla pregiudiziale di incostituzionalità proposta dall'Udc.

Il Pd invece si è diviso. Probabilmente, spiega Concia, è una ricaduta del congresso. Ma quello che appare con maggiore evidenza è la confusione che regna nel partito democratico, ma soprattutto la sua separazione dalla società. Anche da quella parte di società che lo vota o lo dovrebbe votare e che oggi si sente tradita da un atteggiamento superficiale. Disattenzione? Giochi di potere? Il risultato è quello di aver perso un'occasione importante per far sì che l'Italia non sia il fanalino di coda in Europa e nel mondo per quanto riguarda i diritti di gay, lesbiche e trans.

Molto lavoro fatto in questi mesi è stato buttato, ma il sentire popolare non può essere lasciato fuori dal Parlamento come se niente fosse. Per quanto la maggioranza dei Parlamentari pensi che l'omofobia non sia un problema, non si può più andare avanti senza tentare di mettere un argine alla discriminazione. Lo richiedono i fatti di cronaca, lo richiede il livello di civiltà del nostro Paese. E' un appuntamento con la storia che non possiamo mancare. Ma per fare questo non si possono più fare sconti. Non si può più ragionare come se i diritti e l'uguaglianza sostanziale tra tutti sia un optional, qualcosa da relegare sempre in secondo piano. Questa è ormai diventata un'urgenza. Lo chiedono le vite in carne e ossa ancora prima che principi e valori. Lo chiedono le storie di tante persone.

La legge contro l'omofobia non è certo l'unica soluzione, anche perché si concentra sul piano legislativo e punitivo. Ma di fatto riconoscendo l'aggravante per i reati di omofobia sancirebbe qualcosa di importante, fondamentale: quell'uguaglianza che a parole riconosciamo e che nella realtà quotidiana viene negata sotto i nostri occhi.

Non è più il tempo di girare lo sguardo. La bocciatura di ieri è un monito che non possiamo lasciar cadere. Richiede uno sforzo maggiore da parte di tutti. facendo pressione, manifestando, appoggiando Concia, che merita un partito più attento, meno omofobo, più democratico.

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L'ON. BINETTI ED IL SUO RIFLESSO INTOLLERANTE E REPRESSIVO

Il PD dev'essere un partito laico, che vuol dire anche solidale e tollerante. Detto questo, pare urgente - finalmente se ne è accorto anche Franceschini - definire criteri chiari, vincolanti per tutti - anche per l'intollerante Binetti - sulle pochissime materie in cui valga la liberta di coscienza, e per tutte le altre invece la disciplina di partito, dopo ovviamente - come sostiene Marino - che si sia deciso a maggioranza, se necessario anche consultando gli iscritti. L'aspetto curioso è che l'intollerante Binetti "minacci" di andar via dal PD, ove vincesse il tollerante Ignazio Marino
Il problema è che l'on. Binetti, che ha un alto concetto di sé, è "costretta" di tutta evidenza da un'educazione repressiva a farsi, non semplice sostenitrice di legittime tesi conservatrici, ma fanatica propugnatrice di una missione di fede e di "dogmi" retrivi che pretenderebbe d'imporre agli altri. Ella è oggettivamente un elemento perturbatore in un partito - il PD - che avrebbe bisogno come l'aria di coesione.
La vittoria di Marino - dispiace dirlo - l'aiuterebbe a decidersi - vista l'impossibilità di liberarsi del potente riflesso intollerante e repressivo - a svolgere la sua missione in un altro, più confacente, partito.

 
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Paola Binetti non è il problema

si, alzare la guardia e focalizzare il problema; incredibile il PD, davvero! ma a me non sembra la Binetti sia IL problema: Paola Binetti non è il problema http://zamparini.wordpress.com/2009/10/14/paola-binetti-non-e-il-problema/

 
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la libertà di coscienza della Binetti e quella del PD

coscienza del PD

La libertà di coscienza della Binetti e l'assenza di coscienza del PD
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Nello Statuto del Partito Democratico, si parla di uomini e di donne ed anche di giovani uomini e giovani donne. Mai di omosessuali o gay. Lo Statuto è stato approvato appena nel febbraio del 2008 e quindi avrebbe potuto fare riferimento agli omosessuali come ad un genere. Perchè distinguere gli iscritti soltanto in uomini e donne? Avrebbe dovuto recitare: "uomini, donne e gay" oppure non distinguere è scrivere soltanto : persone. I genere non sono due ma tre. Non so chi abbia scritto lo Statuto del PD. Sicuramente una Commissione la quale è stata talmente d'accordo su tutte le cose da cancellare, da non scrivere, che praticamente non è rimasto quasi niente. E' successo agli estensori quello che accade a certi scultori o a certi falegnami che a furia di scalpellare o di levigare si riducono con niente. Non ho mai letto niente di più anonimo. Potrebbe adattarsi a qualsiasi formazione politica
diciamo di un orientamento così indeterminato e così sbilanciato da destare financo stupore. Insomma, la prima parte dei principi, dei cosidetti "fondamentali" dello Statuto è del tutto anodina, insapore, incolore, insomma una specie di nebbiolina....
Con uno Statuto come questo ha ragione la senatrice Paola Binetti a rivendicare la propria libertà di coscienza. In effetti in assenza di un corpus di principi e di norme che definiscono la cultura di un Partito, di un Movimento, non resta che la coscienza personale del singolo iscritto che nel caso è nutrita da fondamentali nozioni di un cattolicesimo intollerante, punitivo verso qualsiasi "diversità" dall'unico comportamento sessuale ammesso dalla Chiesa: quello finalizzato alla procreazione. Certo la Binetti ha presente le punizioni che per oltre mille anni sono state inflitte dalla Chiesa ai sodomiti che vanno dalla castrazione al rogo. Ai delatori degli omosex venivano elargiti premi in denaro. Non è detto che una storia tanto antica di criminalizzazione non abbia lasciato segni e pregiudizi nell'animo della Nostra.
Dal momento che lo Statuto del Partito non compie alcuna scelta sul terreno dei diritti civili non si vede quale incompatibilità possa sorgere per la Binetti o per chi, per passare al campo dei diritti sociali, possa invocare l'abolizione di ogni e qualsiasi diritto per i lavoratori dipendenti. Diritti civili e diritti sociali sono appannaggio della libertà di coscienza di ogni singolo iscritto e di ogni singolo parlamentare o amministratore. Infatti, Bersani si è affrettato ad accogliere la Senatrice, rimproverata dal Segretario, tra i propri seguaci. Perchè nella grande palude ideologica e morale del PD non debba trovare posto l'intolleranza xenofoba di chi
magari considera le legnate inflitte dai razzisti agli omosessuali una sorta di punizione "divina" e di espiazione dei loro peccati? E' possibile che l'ecumenismo del PD possa giungere a tanto?
Pietro Ancona
http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
www.spazioamico.it

http://www.partitodemocratico.it/allegatidef/Statuto%20PD44883.pdf

 
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domanda

una cosa perchè è stata bocciato il documento di Concia e poi è stato presentato un altro. Che cosa ha di diverso?????? Se no la manovra secondo me non ha avuto veramente senso

 
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Hi

L'UDC presentò eccezione di incostituzionalità, se l'opposizione avesse votato con la maggioranza, il disegno di legge ritornava in commissione corretto e ripresentato alle camere.

 
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comunicato

Roma, 14 ott. (Apcom) - Il gruppo del Pd alla Camera ha depositato questa mattina un nuovo disegno di legge sull'omofobia. Lo si apprende da fonti parlamentari. La proposta ha come primo firmatario il capogruppo Antonello Soro.

 

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